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LAVORI ARCHEOLOGICI NEL SISTAN (IRAN)
Dal 1974 al 1978 una équipe di studiosi italiani, su incarico della National Organization of Conservation of Historical Monuments in Iran, ha operato allo scopo di studiare, analizzare, e proporre un piano di conservazione delle strutture di epoca achemenide che da secoli giacciono nella piana desertica dell'Iran orientale, ai confini con l'Afghanistan ed il Pakistan. Sono state effettuate numerose ricognizioni, è stato redatto un progetto definitivo ed un programma dettagliato degli interventi, primo tra tutti quello relativo alla protezione dei monumenti dal passaggio delle dune di sabbia, accompagnato da un profondo fenomeno di erosione eolica. Un secondo progetto ha riguardato la metodologia di protezione delle strutture in argilla cruda, con campionature, analisi, sperimentazioni ed operazioni che hanno portato al recupero di gran parte degli stessi monumenti.
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VENTOTENE
Con finanziamento della Regione Lazio è stato impostato un ampio programma di lavoro relativo alla realizzazione di un Parco Archeologico nell'isola di Ventotene. Dal 1986 fino al 1992 sono stati predisposti gli elaborati progettuali e dal 1992 ad oggi sono stati eseguiti notevolissimi lavori di scavo e restauro, che hanno avuto come oggetto gli elementi strutturali più significativi dell'isola: la villa romana di Punta Eolo, le Cisterne dei Carcerati e di Villa Stefania, la Peschiera romana, la Fornace, l'area della Polveriera e quella del Montagnozzo. L'intervento, caratterizzato da una poliedricità di azioni e da una multidisciplinarietà di interventi, ha portato anche ad una sistemazione dei percorsi di collegamento tra le varie polarità. La villa romana è stata oggetto di una estesa campagna di scavi archeologici che hanno portato alla luce non solo l'impianto originario della struttura imperiale, ma anche un complesso abitativo di servizio alla villa medesima. Le due cisterne sono state recuperate e restaurate recuperando sia il loro aspetto della antica fruizione romana sia di quello più tardo borbonico, come grotte destinate al ricovero di carcerati e più tardi di bestiame. Attualmente sono in via di completamento i lavori attinenti la pulizia ed il recupero delle strutture sommerse della Peschiera romana e quelli che riguardano il restauro dell'antica struttura celebrativa del Montagnozzo. Tutto l'intervento poi ha una sua concreta finalità nella realizzazione, oramai definitiva, del Museo Storico Archeologico che trova la sua collocazione nell'antica struttura del Forte borbonico.
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PRIVERNO
Dal 1998 è stato portato aventi il lavoro di progettazione del parco archeologico di "Privernum", secondo quanto finanziato dalla Regione Lazio, e dal 1999 i lavori hanno riguardato scavi archeologici , restauri, acquisizione e recupero di vecchi casali agricoli e loro risistemazione come centri di accoglienza per i visitatori. Le nuove consistenze archeologiche venute alla luce nel corso delle campagne di scavo degli ultimi tre anni ed il rinvenimento, all?interno di esse, di mosaici, affreschi, pavimenti e oggetti scultorei di primaria importanza hanno incrementato l'estensione degli interventi, ampliando sia l?azione di conservazione e restauro che quella di scavo. Il caso più eclatante riguarda la scoperta di un edificio di culto altomedioevale (la cosiddetta ?Cattedrale?) individuato durante le operazioni di recupero dell?edificio medievale, La chiesa che misura m. 18 x 30 circa, conserva un impianto planimetrico che risale al VI secolo d.C. e conosce interventi di ristrutturazione fino al secolo XI-XII, fra cui le importantissime pitture e i mosaici. Altra situazione eccezionale è stata riscontrata nell?area del teatro, il cui scavo è stato effettuato secondo quanto previsto nel progetto iniziale. Imprevedibile, ad esempio, era la presenza della vasta area porticata retrostante (la cosiddetta ?Piazza?) che costituiva parte integrante dell?edificio scenico, sia nelle sue dimensioni (m. 40 x 40 circa) che nella sua articolazione planimetrica e negli apparati decorativi. Per finire in un ambiente del fronte orientale della Domus della Soglia Nilotica è stato rinvenuto un pavimento a mosaico, tra una serie di sepolture più tarde, la cui zona centrale era occupata da un micromosaico raffigurante Ganimede: tale oggetto ha portato ad un minuzioso intervento di restauro e di documentazione grafica ricostruttiva.
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